Adesso tocca a noi: il PGT e la zona 3

Inviato da avatar Mario Sartori il 05-10-2010 alle 16:51 Leggi/Nascondi
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Lunedi  4 ottobre, si è svolto presso il circolo Acli di Lambrate il quarto incontro dell’iniziativa di Informazione e ascolto sul PGT promossa da Libertà e Giustizia, Legambiente, Arci e Acli e alla  quale ha aderito anche Fondazione RCM.

L’incontro era dedicato in particolare alle ricadute del PGT in zona 3. Erano presenti 126 cittadini.

Alessandro Galbusera (Acli) ha coordinato i lavori della serata mentre l’inquadramento del PGT, sia dal punto di vista  generale sia dal punto di vista delle principali ricadute nella zona 3 è stato proposto dall’architetto Laura Pogliani del Politecnico di Milano;  La sua presentazione (in formato pdf) è allegata qui.

Nella presentazione tecnica del PGT Laura Pogliano ha messo in luce gli aspetti chiave che, in seguito alle novità introdotte dalla legge regionale 12 del 2005, contraddistinguono il Piano di Milano, che  declina queste novità in modo particolarmente “spinto”. Infatti se è pur vero che l’urbanistica contrattata, la sussidiarietà nella fornitura dei servizi, il principio di perequazione sono un portato della legge regionale è anche innegabile che il PGT ne esaspera la portata facendo della contrattazione il meccanismo chiave di attuazione del piano, individuando nei privati i pressoché)unici realizzatori e gestori dei servizi di interesse pubblico, ampliando i margini del concetto stesso di servizio (si parla addirittura di servizi a-spaziali come il ‘Telefono Azzurro’), attribuendo diritti volumetrici perfino alle aree agricole, alle aree pubbliche già destinate ai servizi.

Un’altra forte criticità del piano, secondo la relatrice, è rappresentata dall’indifferenza funzionale dei progetti e delle iniziative che il piano rende possibili sia nelle aree di trasformazione (ATU), sia nel tessuto urbano consolidato. Le stesse generiche indicazioni funzionali delle schede descrittive degli ATU non consentono di prevedere in nessun modo le trasformazioni che potrebbero caratterizzare il futuro delle aree in questione: E’ il caso, nella zona 3, dell’ATU Lambrate dove a fronte di una generica indicazione di vocazione Universitaria non è dato stabilire se i 55.000 mq di s.l.p. (superficie lorda di pavimento) che vi potranno essere realizzati, saranno residenze universitarie, servizi, ulteriori spazi per la didattica, un mix di funzioni o altro ancora. Questa genericità di indicazioni si esaspera in altri ATU dove si prevede, ad esempio, che in luogo di una “cittadella della Giustizia + carcere” si possano realizzare impianti sportivi (AT d’interesse pubblico generale Porto di mare, zona 4) .

Per quanto concerne poi la capacità insediativa del Piano e il suo dimensionamento volumetrico i rischi e le perplessità esposti dal relatore vanno dall’eccessiva elasticità dei meccanismi perequativi e moltiplicativi delle volumetrie insediabili (10 -12.000.000 di mq solo negli ATU) , alla debolezza intrinseca dei meccanismi di controllo e di regia dei trasferimenti volumetrici, meccanismi basati quasi esclusivamente su un Registro delle Cessioni e su un organismo di sorveglianza tutto da definire. Il Piano consente di raggranellare volumetria ‘perequata’ o premiale praticamente ovunque, anche perché è fatto salvo il diritto volumetrico dato dagli edifici esistenti,  e di farla ‘atterrare’ praticamente ovunque anche in ambiti di tessuto consolidato dove i pur fragili criteri morfologici che dovrebbero scongiurare scempi edilizi e  qualità del paesaggio urbano (es. rispetto delle cortine e dei profili preesistenti)  possono essere bypassati col semplice ricorso alla pianificazione attuativa contrattata.

Nella zona 3 ed in particolare nelle aree ex-industriali con ampie superfici coperte da capannoni e notevoli volumetrie, questo rappresenta un ulteriore fattore di rischio, dato che sarà agevole cambiare la destinazione d’uso e ricostruire (commerciale, direzionale o residenziale che sia) con volumetrie ancora maggiori, grazie alle perequazioni e agli altri coefficienti premiali  e, per di più,  potendosi sviluppare altezza senza particolari vincoli, fatto salvo il regolamento edilizio.

Nel dibattito che è seguito all’ampia presentazione dell’arch. Pogliani, molti interventi hanno richiesto chiarimenti rispetto al meccanismo delle osservazioni rendendo palese l’intenzione di molti cittadini di avvalersi di questa opportunità ma anche delle difficoltà tecniche che i cittadini temono di incontrare. Altri interventi hanno peraltro dato testimonianza di comitati, gruppi, forze politiche e cittadini che già hanno messo a punto osservazioni o che le stanno perfezionando in questi giorni. Tra gli interventi che hanno toccato questioni di merito vanno segnalati:

  • le preoccupazioni che riguardano le trasformazioni che interesseranno l’area del parco Forlanini,
  • la scomparsa di alcune destinazioni d’uso che con il piano vigente, vincolavano ad una destinazione d’uso d’interesse pubblico alcune aree e strutture (istituto Rizzoli) che ora potrebbero essere riconvertite a  destinazioni residenziali o comunque di carattere privatistico,
  • la presenza nella zona 3 di numerose aree dismesse che sono state trasformate con interventi singoli, senza  pianificazione d’insieme ed anche con semplici DIA; Il timore è che con questo Piano ci saranno ancora meno strumenti per poter ‘dire di no’ ad interventi scollegati da una logica urbanistica generale ; Questo scenario desta ancora più preoccupazione prevedendo che ben difficilmente l’Amministrazione potrà essere attrezzata a governare quei meccanismi di contrattazione che restano l’unica chance per orientare gli interventi verso una logica di trasformazioni sostenibili e coordinate in un disegno unitario.

Qualcuno ha sottolineato che il PGT trascura i sistemi e i soggetti deboli e che in questo disequilibrio può risultare persino rischioso ipotizzare un trasferimento dell’Expo nell’area dell’Ortomercato così come è stato di recente proposto.

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Inviato da avatar Michele Sacerdoti il 07-10-2010 alle 01:28
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