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Inviato da avatar Davide Granti il 28-01-2011 alle 12:56 Leggi/Nascondi

Il consigliere Rizzati così interviene il 26 gennaio 2010 in seduta del consiglio comunale: “Grazie Presidente. Guardi, devo cominciare con una premessa, perché essendo oramai vicini alla chiusura della partita, voglio fare un pubblico ringraziamento agli uffici che hanno lavorato con l’assoluta coscienza e capacità che gli viene da tutti quanti riconosciuta, anche se ahi noi, evidentemente, gli indirizzi generali che la maggioranza ha offerto agli uffici stessi hanno portato, poi, ad affrontare questa che io chiamo assolutamente “un pasticcio”. Pasticcio che mi ha causato molta fatica e difficoltà, non essendo io un urbanista; per questo voglio ringraziare i miei colleghi che molto più oculatamente di me si sono occupati della partita. Ho fatto davvero fatica, perché la prima reazione che ho avuto dopo avere sentito la sua introduzione alla partita, caro assessore Masseroli, la prima reazione che ho avuto è stata quella del rifiuto, cioè di considerare, l’ho detto anche pubblicamente, attirandomi non pochi strali, di considerare questa intrapresa assolutamente irricevibile. Un Piano talmente fatto male e talmente improbabile da essere inemendabile, da dovere essere rigettato. Devo dire che questo giudizio, appunto, mi ha causato alcune difficoltà e alcuni strali, ma sono stato parzialmente ricompensato dall’avere visto, poi, nei mesi successivi un parere di un Architetto e di un Urbanista importante, di un candidato alle primarie del centro-sinistra, Stefano Boeri, che ha riportato sulla stampa, esattamente, parola per parola le mie valutazioni. Una piccola soddisfazione morale che, per quello che vale, conta pure qualcosa.Ma perché io giudico assolutamente irricevibile questo progetto, Assessore? Per tanti motivi. A cominciare da uno di carattere generale che è questo: ma siamo veramente sicuri che questo provvedimento è un provvedimento legale? Che abbia davvero i crismi del rispetto delle Leggi? Guardi, io sono abbastanza in difficoltà su questo e vorrei, se è possibile, chiedo la pazienza sua e degli altri colleghi, affidarmi alle parole che sono state dette da una persona importante in questa Città, il Presidente del Consiglio Notarile di Milano, Domenico De Stefano, che ha rilasciato un' intervista a Italia Oggi una decina di giorni fa e che, dopo essere stato contattato da Lei per potere in qualche modo ragionare sulla presunta o possibile illegalità di quello che stiamo facendo, si è espresso in questa intervista in modo, a mio parere, assolutamente chiaro.Prima di tutto evidenziando di che cosa stiamo parlando, per capirci fino in fondo su qual è l’oggetto principale, l’asse portante di tutto questo provvedimento. Leggo testualmente, dice il De Stefano: “Si afferma per la prima volta - in questo progetto ovviamente - la commerciabilità dei diritti edificatori o crediti edilizi e con ciò la rilevanza della contrattazione privata in relazione alle procedure che determinano la trasformazione del territorio. Con l’abbandono della impostazione tradizionale del PRG che fissava l’edificabilità di una area legandola alla ubicazione e alle caratteristiche del terreno, si rende necessario disciplinare in modo adeguato la circolazione di questi che, chiamati “diritti” sono veri e propri beni ancorché immateriali”.Bene, è evidente che qui siamo di fronte a un’assoluta innovazione dal punto di vista del percorso storico che abbiamo seguito in questi anni in questo paese; ed è evidente che, appunto, essendo noi intervenuti su un terreno assolutamente innovativo c’è un’assenza di legislazione importante, non perché lo dico io, ma perché alla fine del suo ragionamento lo stesso De Stefano dice: «Il PGT in approvazione procede su due piani, se verrà approvato nei tempi previsti, i primi contratti di trasferimento di diritti di edificabilità verranno realizzati sulla base della normativa vigente, e noi dovremo sforzarci di fare in modo che il nuovo strumento funzioni con il massimo delle garanzie. Contemporaneamente tramite consiglio nazionale del notariato daremo un contributo al legislatore per modificare il codice civile che dovrà comprendere la possibilità di negoziazione del bene edificabilità».Il che vuol dire, se l’italiano ha ancora un senso e se ho capito bene quello che dice De Stefano, in questo momento siamo in assenza di legislazione. Quindi un provvedimento che si presta a qualunque tipo di incursione e di possibilità di incursione dal punto di vista legale, per cui è evidente che questo ci sarà a seguito della eventuale approvazione, che io non auspico perché se questo è il presupposto della nostra discussione siamo evidentemente su un terreno assolutamente non friabile, ma all’interno di una vera e propria frana. Una vera e propria frana che aprirà il fronte a una possibilità innumerevole di ricorsi. Perché vale il ragionamento che noi dobbiamo cercare di capire appunto di che cosa stiamo discutendo. E la battuta fatta dal collega Fedrighini prima, per cui l’unica regola è l’assenza di regole, è una battuta che mi convince e che mi fa ragionare sulla possibilità di elaborare con lei un confronto su due concetti: il concetto di arroganza e il concetto di impotenza. Allora, sul concetto di arroganza, per capirci, qui sono sbagliati evidentemente e clamorosamente i presupposti. I presupposti ideologici, i suoi presupposti ideologici assessore, perché lei fa parte di un’area politica bene definita e conosciuta da tutti quanti. Un’area politica che nel corso di decenni si è battuta per fare in modo che il principio condivisibile, per tanti aspetti, della sussidiarietà che voleva dire sostanzialmente intervento del privato e collaborazione con il pubblico in presenza di problemi concreti. Questo concetto, questa pratica della sussidiarietà è diventata un’altra cosa nella pratica politica di Comunione e Liberazione, l’area politica che lei rappresenta, per arrivare al vero e proprio delirio liberista, che l’ho sentita riferire in apertura di discussione sul PGT, quando lei è arrivato a teorizzare il fatto che la funzione pubblica, che collettivamente noi tutti quanti esercitiamo, non è più propria di questo Consiglio Comunale o comunque delle istituzioni rappresentative elette dal popolo, ma viene istituita dai privati che decidono loro ed esercitano loro la cosiddetta funzione pubblica, riservando, bontà loro, al pubblico, a noi, sostanzialmente, la possibilità di intervenire ex post a valutare se le cose che sono state fatte, sono state fatte in modo corretto.Mi sembra davvero un cambiamento incredibile di quella che è logica e la pratica democratica nell’esercizio della responsabilità pubblica, ed è una cosa che evidentemente inficia alla base il progetto che lei ci ha presentato.  L’altro presupposto sbagliato è quello materiale, caro assessore Masseroli, perché lei doveva fare i conti, prima di ragionare sul Piano di governo del territorio, con il Piano che lei ci ha presentato faraonico, edulcorato, elaborato e rivisto più volte con cifre buttate così alla vanvera giusto per dare un po’ di polvere negli occhi della gente, dicevo che le condizioni materiali di questo paese oggi che cosa ci dicono? Legga le cronache quotidiane. Ci dicono sostanzialmente che in questo Paese ci sono in questo momento 170 mila sfratti esecutivi, 170 mila famiglie che non sono in condizione di reggere un affitto, e ci sono sempre in questo Paese 120 mila appartamenti vuoti. Uno scandalo, una vergogna, un delirio, un delitto, non so quale aggettivo usare per definire una situazione di questo tipo.  E in presenza di questa situazione vergognosa, lei che cosa viene a proporci sostanzialmente? Ci viene a proporre ancora la ricetta più semplice. Quella del costruiamo il nuovo attraverso l’articolazione teorica e teologica che ha teorizzato prima e che ho cercato di svergognare con le dichiarazioni del Presidente dei notai, sostanzialmente. Lei ci viene a proporre ancora la vecchia ricetta, quella che fa comodo a Ligresti e gli altri suoi colleghi. Cioè quella del costruire il nuovo, su terreno vergine.  Questo per quale motivo? Ah sì, perché vogliamo rilanciare l’economia deperita di questo paese. Ma questa sostanzialmente è una forma di autismo. Ma è possibile che a fronte di questa condizione, dei numeri che vi ho appena citato, ancora noi rispondiamo con le vecchie logiche di una volta che hanno determinato a costruire questa situazione? Questo è peggio che autismo, è responsabilità colpevole.Allora vogliamo capirlo una volta e per tutte che l’unica domanda che c’è in campo oggi, per quanto riguarda l’edilizia in questo Paese è quella che riguarda l’edilizia residenziale pubblica, sovvenzionata dallo Stato per consentire che la gente che non è in condizione di pagare gli affitti possa vivere sotto un tetto? Questo è il punto di fondo dal quale non si esce dal confronto con lei assessore Masseroli. Perché lei si rifiuta di considerare questa realtà che è davanti gli occhi di tutti. E non tanto per le 22 mila domande delle famiglie milanesi che aspettano la casa popolare da illo tempore. Ma perché intorno a queste 22 mila famiglie si è costruita una relazione sociale che comprende decine di migliaia di persone alle quali noi non siamo in condizione di dare una risposta. E quando tentiamo di ragionare sulla materia, la risposta che vogliamo spacciare è quella che lei ha messo in campo con questa ridicola riduzione del problema chiamata housing sociale. Assolutamente non ci siamo. Lei vuole rilanciare l’economia? Assessore Masseroli, benissimo, le do io un’idea utile per poter rilanciare l’economia. Ne parli con De Albertis, ne parli con Ligresti, ne parli con gli altri, perché sarebbe molto semplice rilanciare l’economia in questo Paese. Fermo restando che si parte comunque prima dall’edificare le case che servono alla gente che ne ha bisogno.  Volete fare davvero economia? Benissimo, c’è un patrimonio edilizio incredibile in questa città e in questa regione. Questo patrimonio qua è tutto carente dal punto di vista ecologico, è un danno per l’economia il fatto che noi oggi riscaldiamo in questo modo le nostre case, e il fatto di potere intervenire radicalmente in modo ragionato con un programma di lungo termine per poter trasformare questa edilizia, questo costruito in una situazione ecologicamente sostenibile, sfruttando le nuove tecniche dell’energia, cambierebbe la situazione. Benissimo, questo porterebbe sì lavoro, migliaia di posti di lavoro, piena occupazione dell’edilizia. Questa è una cosa semplice, che tutti quanti possono capire. Alla luce della discussione sull’energia che si è sviluppata in questi anni, perché non ci arrivate? Ma è possibile che non vi rendete conto di che cosa concretamente si può realisticamente fare da subito per rilanciare l’economia che dite, asserite essere comunque all’interno delle vostre priorità?  Bene, non è così, non è così. Non è così ed è questa la conferma per cui c’è bisogno in questa città di dare davvero un cambio di registro, di dare davvero un cambio, dopo 20 anni di governo vostro siamo arrivati in questa condizione, in questa situazione, con una città assediata, soffocata, che non dà risposte alle domande essenziali. Ed è per questo che è evidente che questo progetto che avete messo in campo non ha le gambe per stare in piedi. Non ha le gambe per stare in piedi non tanto e non solo perché le persone ragionevoli come Pisapia vi hanno chiesto di prendere atto della realtà, di mettere in campo una moratoria che consenta a tutta la città e a tutti i suoi protagonisti di potere fare un ragionamento più compiuto. Perché voi siete arrivati, lo ribadiva poco fa il collega Rizzo, siete arrivati lacerati a questa scelta, siete arrivati all’ultimo secondo utile. Ma è possibile che dopo 5 anni di consiliatura questo che è il progetto principe della vostra politica amministrativa, arriva in Consiglio a 6 mesi dalla fine della consiliatura? È possibile? E in questo modo volete aprire una relazione con la città? Vi fate grassi e forti durante le conferenze stampa per poi arrivare in Aula a prendere per il naso la gente che ha portato le osservazioni? Ma quale tipo di rapporto democratico vogliamo mettere in campo davvero con i cittadini? È questo il rapporto democratico che vogliamo? È una cosa incredibile che fa paura ascoltarla, Assessore, sentirle dire che c’è solo lo 0,1% dei cittadini che hanno eccepito. Ma di che cosa stiamo discutendo? Se sono in difficoltà io che sono qui a rappresentare la gente, figuriamoci l’abitante del Giambellino che cosa che può pensare di un Piano del governo del territorio? Che cosa cavolo ne può capire di cosa stiamo discutendo in questo momento? Io dico che è un vero miracolo il fatto che un numero così importante di osservazioni siano state portate alla nostra attenzione. È un segnale forte, che vuol dire che gli avvertiti, gli informati ci stanno guardando. E gli avvertiti e gli informati fanno opinione. E se noi non diamo risposte alle domande concretissime che loro ci hanno messo in campo, evidentemente facciamo un grave errore, apriamo un fronte di conflitto veramente forte e insostenibile, soprattutto da parte vostra che avete rifiutato le richieste, tutte concrete, che vi abbiamo messo in campo per gestire questa difficile discussione. Vi abbiamo proposto un metodo, se è possibile, da condividere. Ci avete risposto con l’arroganza dei 4 voti inizialmente proposti dal collega Gallera. Poi i voti sono andati a 8, forse diventeranno 24, non lo so.  Comunque è chiaro che a voi non interessa il confronto, interessa unicamente la possibilità di potere arrivare nel termine della scadenza che vi siete fissati, anche qua in modo autistico, per poter portare a casa il risultato, per fare che cosa? Per poter sbandierare questa incredibile bandierina agli occhi dei cittadini. Ma pensate davvero che i cittadini del Giambellino o le 22 mila famiglie che aspettano la casa popolare possano essere contente e soddisfatte del lavoro che abbiamo fatto e del presunto risultato che voi potreste sbandierare? Guardate, assolutamente non sarà così. Non sarà così. È per questo che l’offerta che vi è stata fatta da Giuliano Pisapia è un’offerta da prendere sul serio, da prendere in considerazione. Questo vorrebbe dire davvero chiamare tutti quanti all’assunzione di responsabilità, a prendere atto che non è possibile imporre un punto di vista assolutamente unilaterale come questo, a 2 mesi dal voto che potrebbe cambiare il governo di questa città.  Quindi prendere atto della realtà di questa proposta, accettarla sarebbe un segnale di intelligenza politica che servirebbe a svelenire il confronto che abbiamo davanti, evitare la possibilità di arrivare in quest’Aula a uno scontro fortissimo e sicuramente a una reazione, anche dal punto di vista legale, che tutti i cittadini vorranno fare dopo che sarà finita la discussione in quest’Aula. Quindi sarebbe cosa utile e intelligente prendere atto di questa proposta. Però avendo ascoltato l’introduzione della discussione fatta dall’assessore, mi rendo ben conto che non c’è nessuna volontà di scendere sul terreno dell’intelligenza, del confronto; ma solo l’esigenza incredibile di affermare un punto di vista unilaterale.....

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