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Inviato da avatar Mario Sartori il 24-10-2010 alle 20:15 Leggi/Nascondi

Lunedi 18 ottobre, si è svolto presso il circolo Arci Artemisia di via C.Simonetta, il nono e ultimo incontro dell’iniziativa di Informazione e ascolto sul PGT nelle zone del decntramento, promossa da Libertà e Giustizia, Legambiente, Arci e Acli e alla  quale ha aderito anche Fondazione RCM.

L’incontro era dedicato in particolare alle ricadute del PGT in zona 1. Erano presenti 45 cittadini.

Stefano Pareglio di Libertà e Giustizia Emanuele ha coordinato i lavori della serata ricordando, in apertura l’obiettivo dell’iniziativa con particolare riferimento alla funzione informativa degli incontri (che, nelle zone,  sono stati seguiti da circa 700 persone) e alla finalità di supportare i cittadini nella fase di presentazione delle osservazioni al Piano; l’inquadramento del PGT, sia dal punto di vista  generale sia dal punto di vista delle principali ricadute nella zona  è stato proposto da Paolo Galuzzi (Politecnico di Milano);  Nella sua presentazione (vedi allegato)  ha esordito ricordando che il PGT  - in fase di approvazione  -supera il vecchio Piano Regolatore Generale che risale alla seconda metà degli anni ’70 che era un piano di salvaguardia sulla funzione pubblica della città, caratteristica che gli derivava dal fatto che la sua costruzione era stata molto “partecipata” , capace di raccogliere, grazie soprattutto alla funzione, allora molto vivace, dei Consigli di Zona,  molte delle istanze che venivano dalla città in quel periodo. 

In realtà da allora, secondo il relatore,  il piano è stato fortemente stravolto e snaturato da centinaia di varianti e di piani attuativi che lo hanno profondamente cambiato. Nel frattempo è stata emanata la legge regionale 12  e lo strumento (il PGT)  con cui dobbiamo confrontarci oggi deriva da questo nuovo quadro normativo che prevede, a differenza di quanto accade in altre legislazioni regionali, lo scorporo del piano in tre distinti strumenti: Il Documento di Piano (che contiene la “strategia” e dura 5 anni) , il Piano delle Regole (che norma la città esistente)  e il Piano dei Servizi (che riguarda la realizzazione e la gestione dei servizi pubblici e d’interesse pubblico). Il PGT di Milano è un documento che si presenta molto ponderoso in termini di volume di pagine e di tavole allegate, ma che per le parti effettivamente regolative e prescrittive si riduce a pochi elementi sparsi nei diversi documenti ma in gran parte rintracciabili nelle norme che accompagnano i tre segmenti del PGT.

Per quanto riguarda nuove importanti trasformazioni, il Piano mette in gioco alcune tipologie di aree che vanno degli scali ferroviari in via di dismissione (tra cui in zona 1, Cadorna), alle aree militari (caserme) ,  il carcere di san Vittore,  ma anche le aree agricole del parco Sud che entrano nel meccanismo perequativo come generatrici di volumetrie (0,15 mq/mq), dando invece per acquisite e già trasformate le aree interessate dagli attuali cantieri (Porta Nuova, Santa Giulia).  

I nuovi volumi messi in gioco dal piano sono riconducibili dunque innanzitutto agli ambiti di trasformazione dove si può applicare il meccanismo perequativo, meccanismo che vorrebbe garantire che la città possa crescere insieme nella parte privata e in quella pubblica (nei servizi) , con un indice di 0,65 a cui viene aggiunto 0,35 per la realizzazione di edilizia sociale. Questa quota di housing sociale , che tuttavia finora nei Piani integrati d’Intervento,  è stata di fatto caratterizzata dalla prevalenza di  un edilizia convenzionata che non ha garantito una reale accessibilità in termini di prezzo nemmeno alle fasce di reddito medie, grazie agli emendamenti introdotti   nel dibattito in Consiglio comunale,  è cresciuta introducendo anche una soglia minima dell0 0,15 di residenze in affitto sociale, per reagire alla quasi totale scomparsa dal mercato immobiliare dell’affitto sociale.

Complessivamente nei soli ambiti di trasformazione e ricordando che la validità del Documento di Piano è di soli 5 anni,  si prevedono 12 milioni di mq di slp (indicativamente 39 ,milioni di mc) che è un dato eclatante rispetto ai poco più di 4 milioni di nuova edilizia che in città si sono realizzati negli ultimi quindici anni d’intensa attività edilizia.  Per supportare queste trasformazioni il Piano prevede 5 linee metropolitane (compreso il prolungamento delel linee 2 e 3) con una copertura finanziaria bassissima e prevede anche altre arterie stradali tra cui la citata Interquartiere ed un tunnel interrato di 14 km, fortunatamente congelato dopo il dibattito consiliare ma in realtà solo rimandato al Piano urbano del traffico e che invece andrebbe, secondo il relatore, cancellato.

Su questo tema  il relatore sottolinea anche che un limite del Piano è quello di non considerare la dimensione metropolitana della città, come invece avviene nelle grandi aree metropolitane europee (Parigi, Londra) in particolare per quanto riguarda il sistema dei trasporti  e le ricadute che sul sistema dei servizi dovrebbero  derivare dalla natura di principale polo attrattore che svolge Milano a scala metropolitana, regionale e sovra regionale. Tra le opere pubbliche e d’interesse pubblico che il PGT propone il relatore ha ricordato la passeggiata dei bastioni, il Ring dei Viali, che interessano l’area centrale e poi il Filo rosso, un percorso ciclo pedonale che unisce le aree di bordo della città ricucendole con le zone a parco, la Circle line, il west park nella zona ovest della città, la Green Way a sud, le Vie d’acqua e la viabilità interquartiere nella zona nord, progetto fieramente contrastato da diversi comitati.

Una delle proposte del piano di cui si parla di più è quella dei Raggi Verdi che sono sistemi lineari alberati radiali ciclo pedonali che dovrebbero connettere l’anello dei bastioni con le aree esterne e il sistema dei parchi di cintura; Questi percorsi in realtà spesso non possono appoggiarsi su tracciati favorevoli al transito di ciclisti e pedoni, ma  devono invece farsi  strada  nel tessuto urbano consolidato  e molto spesso vanno ad interessare zone molto congestionate e piene di ostacoli e vincoli.

Questa visione ‘ottimistica’ di come la città possa diventare più  verde e più a misura di cittadino, si ritrova anche nella stima di quanto aumenterà il verde procapite dagli attuali 12 mq/abitanti, ai 18 che si raggiungerebbero con il verde già programmato,  ai 30 mq del 2015 slavo che poi si scopre che, nel calcolo entra anche un ridisegno dei sistema dei viali e dei controviali dei bastioni, molto discutibile.

Per quanto riguarda la zona 1 il relatore ha ricordato che il centro storico delimitato dalla cerchia di bastioni, rappresenta il cuore medioevale e rinascimentale della città che ha visto le trasformazione del settecento e dell’ottocento, ma che ha anche visto i grandi sventramenti del novecento durante il fascismo e le distruzioni dovute ai bombardamenti  e le ricostruzioni  del dopoguerra.  In questa zona le trasformazioni previste il progetto di copertura dei binari delle Ferrovie Nord Milano, c’è la trasformazione dell’area del carcere su cui non è chiaro quali funzioni (private o pubbliche) verranno inserite, poi c’è il comprensorio  22 Marzo-Carroccio di più ridotte dimensioni.

La scelta della indifferenza funzionale – non definire a priori quali funzioni residenziali, commerciali, terziarie o produttive si insedieranno – è, secondo il relatore una delle criticità maggiori del piano e riguarda l’intera città e non solo gli ambiti di trasformazione, dove peraltro è clamoroso il caso dell’ATU di Porto di Mare dove si prevede che possano insediarsi indifferentemente o la cittadella giustizia o un complesso di impianti sportivi.  L’obiettivo della  densificazione (sviluppare la città in altezza liberando suolo) rappresenta un altro elemento molto discutibile del PGT, considerando che Milano è già molto densa e che il piano, pur introducendo alcuni criteri di priorità di sviluppo denso lungo le linee del servizio di trasporto pubblico, non preserva la città dalla crescita di edilizia densa in gran parte della città e certamente negli ATU.  

 Ma anche sul tessuto urbano preesistente il Piano permetterà ingenti trasformazioni (si stima per circa 30 milioni di mq di slp) e non da sufficienti regole ed indirizzi per intervenire sul patrimonio edilizio anche perché non vengono sufficientemente tutelati importanti conformazioni urbane, isolati ed edifici dell’800 e del ‘900 anche di grande qualità e valore e che potrebbero essere sfigurati da ristrutturazioni urbane che sono lasciate alla libera iniziativa che potrebbe sfruttare gli spazi residui per introdurre funzioni ed architetture totalmente estranee al disegno e al volto della città.

Nel dibattito che è seguito alla lunga relazione di Paolo Galluzzi, gli interventi hanno toccato soprattutto il tema dei margini che ora hanno i cittadini per poter incidere, attraverso il meccanismo delle osservazioni e la mobilitazione civile, per poter richiedere modifiche che possano influire sulla fase finale del dibattito consiliare che porterà alla sua approvazione definitiva che deve avvenire entro il 14 febbraio 2011. E’ stato osservato che è difficile per il cittadino non esperto poter intervenire su uno strumento così complesso perché non è facile individuare il bersaglio da inquadrare, ma è stato anche sottolineato che il lavoro delle associazioni e delle organizzazioni che hanno fin qui supportato il percorso informativo e partecipativo, continuerà anche in rete per facilitare al massimo la presentazione delle osservazioni.

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